The wolf of Wall Street (2013)

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Wolf-of-Wallstreet-585x370Chi: Pellicola dell’eterno Martin Scorsese che riadatta la biografia di Jordan Belfort, uno dei più importanti – e disonesti, e stronzi – broker di borsa statunitensi. Protagonista e mattatore assoluto un sempre più grande Leonardo Di Caprio; sceneggiatura affidata alle sapienti mani di Terence Winter, creatore di “Boardwalk Empire” e braccio destro di David Chase ne “I Soprano”.

Cosa: Il film racconta la storia di Belfort, dalla sua entrata a Wall Street sino alla creazione di una società per fottere far investire i soldi di ignari ricconi in azioni discutibili e ben poco pulite. Entreremo a stretto contatto non solo con i metodi poco ortodossi del protagonista e dei suoi soci ma avremo visione privilegiata della loro discesa diretta verso gli inferi. A guidarci in questo percorso tortuoso è lo stesso Belfort che, in prima persona, ci racconta gli avvenimenti rendendoci partecipi dei suoi pensieri e punti di vista. Il prodotto finale non ha assolutamente nulla di ortodosso: a palesarsi davanti agli occhi dello spettatore è infatti un turbinio incontrollabile di indecenza e cattivo gusto, tra sesso, orge, perversione, droghe, alcool e festini di ogni tipo; il tutto condito da forti dosi di humor nero e ironia caustica e acida, dialoghi fuori da ogni schema e trovate sceniche e filmiche sorprendenti. Fenomenale il lavoro di Winter, capace di scrivere una dose incalcolabile di battute volgari e cattive, con l’obiettivo di tracciare la psicologia distorta dei personaggi principali. Il film ha i suoi alti e bassi, penalizzato da una lunghezza eccessiva e da una parte centrale forse troppo pesante, ma ha dei picchi di genialità sorprendenti e inaspettati. Merito di un Di Caprio in stato di grazia, mai così bravo e calato nella parte, in un’interpretazione intensa e border line, spesso e volentieri molto fisica (per la maggior parte del tempo Belfort è ubriaco, strafatto, drogato, esaltato, sessualmente attivo) e multiforme. Merito della maestria di Scorsese, che costruisce un mondo di colori accesi e sfavillanti, contornato da un uso moderno e dinamico di montaggio e inquadrature. Vero pregio di questo racconto è però il processo che scena dopo scena coinvolge in prima persona lo spettatore: per 180 minuti si ride e si ride tanto, per le battute incredibili, per le scene stralunate, per i protagonisti “strafatti” e le loro azioni fuori da ogni regola e logica. Ma presto ci si accorge di avere a che fare con un umorismo beffardo, un divertimento mai del tutto pieno e appagante. Le azioni a cui assistiamo sono infatti deprecabili, infide e schifose, costruite in modo comico, ma con un retrogusto putrido che con il passare delle scene si fa sempre più forte e stordente. A risuonare, in tutta la sua “magnificenza”, è l’idea malata e sbagliata che muove i personaggi, la voglia di guadagno e di sballo fine a sé stessa, il modo errato con cui la società ha cresciuto i suoi figli e creato diseguaglianze sociali incolmabili. Scorsese e Winter ci mostrano il lato peggiore della medaglia, quello di chi si è arricchito e si rovina con le proprie mani, lo fanno con un’iperbole volutamente esagerata e irreale, apparentemente divertente, ma portatrice insana di ribrezzo e disprezzo in ogni forma.

Quindi: Ennesimo capolavoro del duo Scorsese-Di Caprio. Fuori da ogni schema e classificazione, lungo sino all’inverosimile, divertente e drammatico, spassoso e rivoltante, costruito su idee opposte che per la maggior parte del tempo funzionano molto bene. Il film dividerà il pubblico tra chi ne amerà originalità di stili e modi narrativi e chi non riuscirà a sopportare la massiccia presenza di volgarità ed eccessi.

Più: Di Caprio; Terence Winter; originalità del soggetto e della sua realizzazione
Meno: Veramente troppo lungo; a volte davvero troppo sopra le righe

Voto: 8

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I Soprano (1999 – 2007)

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1337696728718I_SopranoChi: La serie televisiva che ha influenzato tutti i prodotti seriali statunitensi degli anni 2000. Un successo incredibile replicato in gran parte del mondo (tranne qui in Italia. Grazie Mediaset!) per un prodotto entrato di diritto nell’immaginario filmico sulla malavita organizzata. Il geniale creatore, David Chase, è riuscito a coltivare una generazione di sceneggiatori talentuosi e originali, tra tutti Terence Winter (Boardwalk Empire) e Matthew Weiner (Mad Men).

Cosa: Le avventure mirabolanti della famiglia Soprano e delle turbe psicologiche del capofamiglia Tony. Tra famiglie in continua lotta tra loro e vicissitudini personali più o meno importanti, il serial ha voluto indagare da vicino gli aspetti più controversi della società statunitense, le sue storture e l’inserimento ancora difficile degli immigrati italiani nel tessuto sociale a stelle e strisce. Merito di Chase è stato creare un prodotto atipico per la televisione dei tempi, con una trama straniante e ad ampio raggio, colma di sottotrame e di elementi ricorrenti sempre riconoscibili. Le morti celebri e brutali, i sogni allucinati del protagonista, le sedute di psicoterapia, gli ospedali, i funerali, il senso di morte continuamente presente, gli animali, le visioni oniriche, il sesso, il matrimonio, il tradimento, il cibo, il cinema. Il tutto incastonato perfettamente in una storia coerente e dalla forte tensione drammatica. La vera forza degli autori è stata quella di giocare col concetto stesso di serialità: poca trama orizzontale, episodi dal sapore sempre diverso interessati più alle vicende personali dei protagonisti che all’azione vera e propria. Sviluppi basati più sulla crescita (e decrescita) psicologica e caratteriale dei protagonisti che sugli eventi stessi. Anzi, spesso gli avvenimenti importanti sono solo il pretesto per dare il là a nuove sfaccettature nella psiche dei protagonisti. Il personaggio di Tony Soprano (superbo James Gandolfini) è probabilmente quello caratterialmente più completo (e complesso) nella storia della televisione, potrebbe essere studiato nei principali manuali di psicologia per la sua complessità e profondità. Un prodotto che per essere meglio goduto va visto con calma, la stessa con cui sceneggiatori e staff hanno costruito puntate memorabili, piccoli film perfettamente incastonati in un progetto ambizioso per contenuti, qualità della recitazione e scelte artistiche. Il tutto concluso da un finale capolavoro che condensa in sé tutti gli elementi tipici della serie.

Quindi: Chi considera importante il contributo artistico dato dalle serie tv americane deve aver visto, almeno una volta, I Soprano. Una serie da guardare con impegno e dedizione, da assaporare lentamente, come una tazza di tè caldo dai sapori sempre nuovi ma col tempo riconoscibili. Un capolavoro che ha cambiato per sempre il mondo della televisione, avvicinandolo a quello cinematografico per qualità di contenuti, bravura degli attori e resa visiva.

Più: I personaggi e la loro profondità; la qualità generale del sotto ogni aspetto; il finale
Meno: La lentezza, a volte eccessiva; la sua atipicità che ne limita fortemente l’accessibilità

Voto: 9