Sons of Anarchy – Stagione 6

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Season-6-Wallpaper-sons-of-anarchy-35519791-1600-1200Chi: Creatura di Kurt Sutter (già sceneggiatore e produttore di The Shield) nata nel 2008 e giunta alla sua penultima stagione dopo 5 anni di amori, tradimenti, sangue, omicidi, personaggi discutibili e tanta criminalità. Serie spesso snobbata ma realizzata incredibilmente bene, frutto della genialità di un autore che crede visceralmente in quello che fa e non si vergogna di miscelare elementi da potente intreccio amoroso con storie di ordinaria criminalità e fuorilegge incalliti. Liberamente ispirata alle dinamiche dell’Amleto di Shakespeare.

Cosa: Stagione altalenante che apre magistralmente la strada ad un finale da cui, ad oggi, non si sa ancora bene cosa aspettarsi. La narrazione ha vissuto fasi altalenanti, con un inizio poco chiaro e senza una direzione precisa, per poi riprendere rapida come un treno verso un finale incredibile e devastante. Motivo dell’iniziale intoppo è stato probabilmente l’addio al cast di quello che doveva essere il vero antagonista di stagione, quel Lee Toric lanciato durante gli ultimi episodi della quinta stagione e uscito inaspettatamente di scena dopo pochi episodi (Donal Logue ha infatti abbandonato la serie per altri impegni). Sutter ha così preso in mano una stagione mai veramente cominciata e ha rimescolato sapientemente le varie storyline messe sul campo: è stata data una decisa sterzata a tutte le cose lasciate in sospeso ed un’improvvisa accelerata al susseguirsi di eventi importanti. Mai una stagione di Sons of Anarchy aveva corso così tanto, mai così tanti eventi importanti si erano susseguiti con tale velocità e schizofrenia. E il tutto non è apparso per nulla stonato o fuori luogo, anzi, ogni evento era là esattamente dove doveva stare. Le basi solide e inattaccabili che la serie è riuscita a costruisti con il passare delle stagioni hanno permesso agli autori di gestire un intreccio infinito di eventi importanti. E’ stata la stagione dell’addio del bravissimo Ron Perlman e del suo Clay, un evento rimandato nelle ultime stagioni e finalmente arrivato, ma anche della tragica morte di Tara per mano di Gemma, evento inaspettato che ha regalato un colpo di scena da straziare il cuore e lasciare senza fiato. Ma è stata una stagione importante per tutti i protagonisti, per Jax e tutto il club, nel disperato tentativo di uscire dall’illegalità e dal terribile traffico d’armi, tra passaggi di testimone sofferti e spargimenti di sangue inevitabili. Impossibile riassumere quanto successo lungo quest’arco narrativo in poche righe, ma significativa è stata l’evoluzione di Jax come padre e come leader del suo gruppo, sino a quella scelta sofferta di consegnarsi alle autorità per garantire un reale futuro ai suoi figli, salvo poi vedere il tutto sfumare con il terribile omicidio finale. Per il resto questi ultimi 13 episodi mantengono totalmente inalterati stile narrativo e di contenuti, montaggi musicali a inizio e fine episodio, colonna sonora da mozzare il fiato, sparatorie e inseguimenti, violenza gratuita sparsa qua e là e humor nero a palate. Innegabilmente, con l’avanzare degli episodi, questa tragedia di chiara ispirazione shakespiriana sta raggiungendo il suo apice e ci sta facendo capire un messaggio chiaro e ineluttabile: il male che è fuori è solo lo specchio dei demoni che abbiamo dentro, si può tentare di sfuggirvi o di cambiare, ma essi torneranno sempre e la situazione non farà altro che peggiorare e distruggere tutto quello che avevamo invano tentato di costruire. La tragedia vera è solo all’inizio.

Quindi: Più che una stagione di raccordo un insieme di eventi imprescindibili per arrivare alla conclusione definitiva delle vicende della banda di motociclisti più violenta del mondo. Sutter è scrittore viscerale, follemente innamorato della sua creatura e dei suoi personaggi: spesso sembra un folle guidato solamente dal cuore e dal suo istinto primordiale, ma è innegabile la sua magistrale abilità nello scrivere e costruire dinamiche e intrecci avvincenti ed emozionanti. Trepidante attesa per l’atto finale.

Più: La serie mantiene inalterati i suoi elementi caratteristici; un finale di stagione inaspettato e carico di pathos.
Meno: Un inizio di stagione incerto e non all’altezza.

Voto: 8.5

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